JAZZ IN RETE
il meglio del jazz su Internet

 

Prima pagina
Blog
Multimedia
Discoteca
Comunicati
Libri e Video
Link
E-Mail


 


in collaborazione con

Libri e Video Jazz

LA MUSICA È LA MIA SIGNORA. L'AUTOBIOGRAFIA
di Ellington Duke

 


Si abbassano le luci, squillo di fanfara una voce dall'altoparlante: "Signore e signori, ho l'onore di presentarvi il più illustre musicista della nostra epoca: Duke Ellington!". Si apre così, con un'immagine che sa di locali da ballo e big band in smoking, la rievocazione nostalgica e divertita della propria vita a opera di uno dei maggiori jazzisti di tutti i tempi, Edward Kennedy "Duke" Ellington.

Uscita originariamente nel 1973, e qui pubblicata nella traduzione integrale curata dal critico jazz Franco Fayenz, "La musica è la mia signora" è un'autobiografia personalissima e insieme uno spaccato collettivo di storia del jazz, in cui il "Duca" trascina il lettore dall'epoca del "rinascimento" di Harlem negli anni Venti alla seconda guerra mondiale, dal difficile dopoguerra agli anni Sessanta, seguendo il filo di grandi melodie come "Creole Love Call", "Take the A Train", "Mood Indigo" e "Sophisticated Lady".

Un volume ricchissimo di riflessioni, dettagli e curiosità: la genesi delle sue celeberrime suite, i ritratti affettuosi dei musicisti che l'hanno accompagnato in più di mezzo secolo di attività, i diari di viaggio delle tournée in Europa e in Oriente. Sempre nel nome dell'unico, intramontabile amore che l'ha sempre guidato: la musica.

Davvero curiosa l’impostazione del testo: dopo il prologo seguono otto ‘atti’ - come fosse un’opera teatrale – con sottocapitoli ricchi di aneddoti, ricordi e tante schede sintetiche che il ‘Duca’ dedica con parole di stima e gratitudine (mai di critica) a strumentisti, cantanti, direttori d’orchestra, da Louis Armstrong a Charlie Parker, da Billy Strayhorn a Ella Fitzgerald, da Sidney Bechet a Dizzy Gillespie. Tra i ‘personaggi del dramma’ (come lui li definisce nel libro) anche il figlio Mercer, il grande Paul Gonsalves e il portoricano Juan Tizol che Duke incornicia come ‘uno dei migliori musicisti che io abbia incontrato... un grande uomo che mi aiutò”.

Dei personaggi mette in luce i lati migliori ed evita di raccontare episodi negativi o tensioni. E’ un Duke positivo che ripercorre uno spaccato collettivo di storia personale e musicale dall’epoca del Rinascimento di Harlem alla Seconda guerra mondiale, dal difficile dopoguerra ai primissimi anni Settanta. Pagine che fotografano un nero che ha avuto tutto dalla vita fin dall’infanzia al contrario dei suoi coetanei, un uomo di successo, di talento, uno dei principali protagonisti del jazz, che dall’inizio del Novecento sino alla sua scomparsa del 1974 ha contribuito a costruire una delle espressioni artistiche più importanti.

 


Link correlati: