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A LOVE SUPREME. STORIA DEL CAPOLAVORO DI JOHN COLTRANE
Il lettore implicito di lavori come questo non è, come si potrebbe immaginare, il musicista jazz. Kahn è poco interessato all'analisi delle trascrizioni (non esistono ovviamente parti scritte della musica di John Coltrane). È peraltro convinto che esistano nessi di causalità imprescindibili fra un evento e l'altro, quindi anche fra la registrazione di un brano e la sua successiva cancellazione, a vantaggio di una take meglio riuscita. Se allora qualcuno spererà di trovare svelato il poco misterioso mistero che si cela dietro il famoso riff di A Love Supreme, stia lontano da questo libro. C'è bensì un riferimento alla tonalità in mi (è però piuttosto un pedale, stante l'impostazione modale dell'intera suite A Love Supreme), ma non si dice che le note suonate sono: mi fa diesis mi, poi iterate ma divise: si mi – fa diesis mi. Per Kahn, questi non sono dettagli: non per nulla lo studioso di Coltrane più citato e ringraziato è Lewis Porter, autore di un importante John Coltrane: His Life and Music. La tesi di Porter, ampiamente motivata per via di analisi musicale, è che Coltrane fosse interessato alle strutture della sua musica, e non soltanto a "tirar fuori note a caso, una in fila all'altra" (così lo stesso Porter in un'intervista di pochi anni fa). Anche Ashley Kahn ne è convinto, ma la sua dimostrazione è articolata in maniera diversa, più ampia e senz'altro più letteraria. In questo suo secondo libro-su-un-disco, non meno che nel primo, è studiata la vita del compositore e musicista John Coltrane, i suoi esordi musicali, i suoi primi successi, il suo credo religioso (sul cui merito Kahn, "agnostico razionalista" per sua definizione, non entra), il suo comportamento in studio di registrazione. Non meno importante, nella lettura del critico, sono l'industria del disco, le sue strategie e i suoi artefici. In questo senso, non stupiranno e sono anzi di straordinario interesse le pagine dedicate a Rudy van Gelder, tecnico del suono decisivo per la riuscita dello LP così come ci è giunto. Van Gelder è ormai notissimo, al punto che il suo nome non appare più nelle note di copertina dei dischi che produce, ma sulle copertine stesse. La parabola umana di questo personaggio riveste un interesse di carattere anche letterario. Raggiunta l'agiatezza economica e la fama mondiale, non cessa la sua attività di sempre, sostiene di non poter ascoltare un'incisione senza rimeditarla in chiave tecnica e persino di A Love Supreme, che è un gioiello di definizione del suono, ammette che avrebbe potuto registrarlo in altro modo. Considera che gli LP fossero una tecnologia superata, è contento della loro scomparsa ma riconosce in conclusione che fra il tecnico di studio e la musica la tecnologia moderna si frappone come una barriera. La novità forse più interessante di questo volume è comunque il rilievo dato all'unica registrazione dal vivo della suite, già nota ai collezionisti di bootleg come Antibes, luglio 1965. La serata è ora acclusa a A Love Supreme, deluxe edition, che si pone finora come editio ne varietur del capolavoro coltraniano, anche per includere il risultato, finora inedito, della seconda giornata di sessioni per il disco. A queste incisioni e al concerto francese Kahn dedica pagine fra le più efficaci del libro. Il rapporto costo/pagina dell'edizione italiana è del tutto giustificato dalla ricchezza dell'apparato iconografico, in buona parte inedito o poco noto. È inoltre commendevole l'impostazione grafica del volume, molto variata e costruita, com'era già stato per A Kind of Blue, sul modello di una rivista, senza per questo nulla togliere alla serietà dell'indagine e alla precisione da archivista delle notizie fornite. Se, come è stato detto, quest'opera di Coltrane è il "clavicembalo ben temperato" del jazz, questo libro gli rende il giusto onore.
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