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STASERA JAZZ
di Polillo Arrigo

 


Polillo ha avuto la ventura di incontrare i grandi maestri del jazz (Armstrong, Ellington, Coltrane, Lester Young, Mulligan, Hawkins, Monk, Mingus, Davis e molti ancora) e di organizzare le loro esibizioni in Italia. Così ha potuto conoscerli sul piano personale, fuori del mito che ne ha fatto dei mostri sacri. Questo privilegio gli consente oggi, in Stasera Jazz, di offrirci una gustosissima rievocazione, scandita in una serie di ritratti inediti e illuminanti. Uomini come quelli che hanno fatto il jazz difficilmente potevano avere una carriera sobria, savia, uniforme. Forse mai prima di loro una pleiade di artisti tanto grandi era stata espressa dagli strati subalterni (anche razzialmente subalterni) di una società. L'universo dei giganti del jazz è stato anche un universo di traumi, di sperperi, di droga.

Non per questo Polillo insiste sul tasto della sregolatezza. E' con molta discrezione e delicata amicizia che egli delinea in pochi tratti la personalità dei suoi eroi, le loro debolezze, le loro parabole creative, cariche di geniali esplosioni, di offuscamenti, di riprese, di cedimenti alle esigenze commerciali. Quando nel 1936 Polillo lo scoprì, il jazz era per gli europei poco più di un esotico monosillabo. Oggi forse a molti giovani rischia di suonare come un sinonimo di rock. In Stasera Jazz Polillo ci guida a scoprire il significato e la storia di quel monosillabo, così come li ha scoperti lui, incontro dopo incontro, concerto dopo concerto, festival dopo festival. Stasera Jazz è una sorta di diario fedele e ininterrotto che riscrive, nella filigrana di una prima presona mai pettegola e invadente, sempre partecipe e attenta tra le quinte, quarant'anni di jazz in Italia e nel mondo.

Questo volume pubblicato per la prima volta nel 1978, offre una rievocazione scandita da una serie di ritratti illuminanti, arricchiti dalle fotografie scattate in quegli anni dal figlio Roberto.

"Hai conosciuto John Coltrane?". "Sì? E che tipo era?". Non so quante volte mi sono sentito rivolgere domande simili; solo il nome varia di volta in volta. Non che i miei interlocutori volessero da me uno studio psicologico; si accontentavano di molto meno. Anche di sapere se il Tale è antipatico o simpatico, se è intelligente o tonto, se è gentile oppure no. Ho sempre cercato di rispondere come meglio potevo alle domande che mi venivano rivolte, ma alla fine mi sono dovuto chiedere: perché non rispondere una volta per tutte per iscritto, e cioè con un libro? Queste pagine sono nate così. In esse ho cercato di scrivere un rapido diario di quarant'anni vissuti in mezzo al jazz, e più precisamente fra le quinte del jazz. A costo di sorprendere qualche famoso jazzman in pigiama.".
(Dalla prefazione di Arrigo Polillo)

 


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